È stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2017 la tanto attesa riforma della legge fallimentare, con la delega al governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza. Si mette la parola “fine” a una nuova norma che cambia decisamente la gestione dell’indebitamento, dell’insolvenza e del fallimento delle aziende e rispecchia maggiormente il moderno ciclo di vita delle imprese. L’obiettivo annunciato è quello di prevenire le crisi e assistere gli imprenditori che si trovano maggiormente in difficoltà.

1) Fallimento? No, liquidazione giudiziale

La prima modifica apportata dalla riforma della legge fallimentare è di tipo linguistico. L’espressione “fallimento” viene abbandonata per essere sostituita da quella di “liquidazione giudiziale”. Lo scopo è quello di evitare la stigmatizzazione sociale data dal termine “fallimento” e “fallimentare”, che marchiano l’imprenditore come un lavoratore che non sa far fronte ai propri debiti e di fatto spesso gli impediscono di avviare una nuova attività. Con la liquidazione giudiziale, si introduce una soluzione concordataria che dovrebbe portare alla liberazione dai debiti entro tre anni dall’apertura della procedura.

2) Prevenzione e composizione assistita

Con la nuova legge si introduce una fase preliminare e stragiudiziale attraverso la quale l’imprenditore potrà rivolgersi ad un organo pubblico (istituito presso le Camere di Commercio), con cui collaborerà per intercettare gli indicatori di crisi della propria impresa ovvero giungere ad un accordo con i creditori. La fase di prevenzione è collegata a quella di composizione assistita della crisi, con l’accordo dei creditori e la supervisione di un giudice specializzato nella trattazione delle procedure concorsuali. Il giudice convocherà immediatamente, in via riservata e confidenziale, il debitore e affiderà a un esperto l’incarico di risolvere la crisi trovando un accordo entro sei mesi con i creditori. L’esito negativo della fase di allerta è pubblicato nel registro delle imprese. L’imprenditore che attiva tempestivamente l’allerta o si avvale di altri istituti per la risoluzione concordata della crisi godrà di misure premiali (non punibilità dei delitti fallimentari se il danno patrimoniale è di speciale tenuità, attenuanti per gli altri reati e riduzione di interessi e sanzioni per debiti fiscali).

3) Il nuovo concordato preventivo

Novità importante è quella che riguarda il concordato preventivo, ossia l’accordo che il debitore può trovare con i creditori per evitare lo stato di insolvenza irreversibile. Fra i punti salienti segnaliamo i seguenti:

– ammissibilità di concordati liquidatori se ritenuti necessari per soddisfare in modo apprezzabile i creditori e comunque che assicurino il pagamento del 20% dei crediti chirografari;

– l’entità massima dei compensi dei professionisti incaricati dal debitore sarà rapportata all’attivo dell’impresa soggetta alla procedura;

– prededucibilità dei crediti dei professionisti sorti a seguito della procedura di concordato solo se la procedura è dichiarata aperta dal tribunale;

– suddivisione dei creditori in classi: da individuare i casi in cui sarà obbligatoria la divisione in classi in base alla posizione giuridica e all’omogeneità degli interessi economici dei creditori;

– eliminazione dell’adunanza dei creditori: saranno stabilite modalità telematiche per consentire ai creditori di discutere ed esprimere il voto sulle proposte; inoltre, quando un solo creditore è titolare di crediti pari alla maggioranza degli ammessi al voto, si dovrà consentire il calcolo delle maggioranze “per teste”, disciplinando il conflitto di interessi.

4) La procedura per i gruppi di imprese

In caso di insolvenza di un gruppo di imprese e non di una singola azienda, la riforma della legge fallimentare introduce infine la possibilità di una procedura unitaria con un unico tribunale. Si tratta di una novità importante per le imprese che fanno capo a un singolo gruppo, poichè in questo modo è possibile proporre un unico ricorso sia per l’omologazione degli accordi di ristrutturazione dei debiti sia per l’ammissione delle imprese al concordato preventivo. Anche in caso di procedure distinte, vi saranno comunque obblighi di collaborazione e reciproca informazione.

5) Incentivi alla ristrutturazione del debito

Il limite del 60% dei crediti per l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti dovrà essere eliminato o quantomeno ridotto.

6) Maggiore potere ai curatori

Maggiore potere al curatore che potrà accedere più facilmente alle banche dati degli enti pubblici, potrà promuovere le azioni giudiziali spettanti ai soci o ai creditori sociali, gestirà la ripartizione dell’attivo tra i creditori. Per garantire una maggiore trasparenza sarà creato un sistema centralizzato del registro dei curatori presso il Ministero della Giustizia, e non più sotto i singoli tribunali, con indicazioni sui requisiti di professionalità. indipendenza e esperienza per accedervi.

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